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Progresso e regresso nella comunicazione di oggi

Mi è capitato di leggere questa bella frase:
La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito, la scrittura lo rende esatto.
Francesco Bacone
Subito ho pensato di mandarla a tutti gli "inesatti" che conosco, persone riluttanti a scrivere anche il proprio nome. Mi capitano perfetti sconosciuti che chiedono preventivi in 5 parole: "Vorrei un sito, quanto costa?", ai quali replico con altrettante parole: "Costano tanto o poco, dipende!". Poi c'è chi mi conosce già, ma per qualche motivo decide di mandare email vuote con solo immagini in allegato: potrebbe essere uno screenshot, un abbozzo a matita, una foto, e da quella visione criptica io devo dedurre tutto il resto che frulla nella loro mente. Spesso ci riesco, ma talvolta devo usare la magia.

Oggi sul pianeta esistono meno abitanti che computer, telefoni, e altri strumenti per la scrittura, tuttavia quasi nessuno ha voglia di scrivere!!!
E' ancora più paradossale che qualcuno senta il bisogno di chiedermi un sito, magari un blog, e poi una pagina Facebook piena di followers, e la prima posizione in Google. Tutti questi miracoli moderni per una persona che non ha voglia o capacità di scrivere neanche un paragrafo di presentazione, non sa chi è, cosa offre, a chi, o perché... niente, ha solo una vaga idea di business... molto vaga. Triste premessa che rivela quanto sia di epica difficoltà riempire un sito con qualsivoglia argomento.

Pensando all'intera frase il quadro si fa più chiaro: per scrivere bisogna anche leggere e conversare, serve un allenamento mentale completo. Ci sono persone che trovano piacevoli e naturali le attività culturali, ma non sono la maggioranza, è più facile trovare chi preferisce una vita piena di piaceri frivoli e ozio, ho sentito addirittura distinguere le trasmissioni televisive tra "leggere" e "pesanti", dimostrazione che in effetti tutto è relativo, per me un testo metafisico di Jung è pesante, non certo guardare la TV. Immagino che presto dovremo considerare i romanzi d'avventura come attività "pesanti", chissà cosa penserebbe a riguardo chi ha vissuto a inizi '900, quando l'Europa ribolliva di artisti e letterati e non esistevano i quizzoni e i reality show.
Oggi si vive nell'opulenza e chiunque può raggiungere traguardi professionali notevoli anche in beata ignoranza, basta avere un po' di fortuna, i contatti giusti, poi basta rimanere immersi nell'azione quotidiana, esperti del proprio foglio Excel, e totali capre in tutto il resto. Siamo settoriali, ci consideriamo tutti piccoli ingranaggi di un grande meccanismo sociale, ognuno perfettamente a proprio agio nei propri limiti cognitivi.

Le letture libere, le interrogazioni, restano attività scolastiche per i giovani, poi la società degli adulti ci presenta le nuove regole da seguire: impariamo che è sconveniente perdere tempo su libri che non siano i manuali tecnici. E' più proficuo dedicarsi al lavoro, o far lavorare gli altri, e nel tempo libero è meglio fare shopping, poi pranzi e cene, poi sudare in palestra per mandare via i rotoli di grasso, poi infilarsi in un lettino luminoso per prendere colorito, e viaggiare lontano per scattare foto e tornare a casa dopo una settimana, gli americani hanno coniato anche un termine per indicare queste attività ludiche con famiglia e amici, dicono che passano "quality time", anche in questo caso la qualità della vita è davvero un concetto relativo.
Leggere è una attività che si fa da soli, ci si isola con un libro invece di socializzare, e questo va contro corrente, contro il cianciare quotidiano permesso dall'era della comunicazione. Un lettore è un sognatore fuori tempo e luogo, un nostalgico un po' strambo, tutto l'opposto dell'ideale positivo moderno.

L'esperienza ci insegna che è sconveniente anche conversare. Quando incontriamo qualcuno dobbiamo tenere per noi le idee contro il "senso comune", è rischioso discutere di argomenti polemici o noiosi, perché a nessuno piace dimostrarsi saccente o ignorante, o rovinare il buon umore del gruppo. E' consuetudine calibrare i discorsi sull'attualità politically correct, o ricordare aneddoti che mettano in ridicolo qualcuno, o tacere del tutto. L'astensione è la formula che ci salva da ogni giudizio sociale.

Quindi, leggendo zero, parlando zero, si completa scrivendo zero. Fra poco non si scrive neanche la nota della spesa perché ci pensa il frigo Smart. Quindi cosa resta? La chat!! Una tavoletta luminosa che ci permette di infilare qualche parola precompilata in mezzo a file di emoticons. Questa meraviglia della tecnologia è come il cibo di conforto: una droga tossica per la nostra psiche.
La chat ci da l'illusione di essere sempre vicini tenendoci comodamente lontani, ci abitua a non affrontare verbalmente le persone, a filtrare ogni percezione attraverso caratteri alfanumerici. Ci fa funzionare al contrario: invece di provare le emozioni cerchiamo di indurle negli altri attraverso rappresentazioni grafiche. Ci illudiamo che un pugno di emoticons possa impressionare il nostro destinatario, ma in verità è una cosa che non significa niente e tutti lo sappiamo.

Anche nei commenti dei social network i testi sono brevi, storpiati, pieni di errori, e la nostra mente si abitua a tollerare l'errore, a non formulare pensieri lunghi e complessi, a non verificare quello che leggiamo, a non dare importanza ai dettagli, a commentare in modo compulsivo seguendo l'impressione del momento. Ci limitiamo a inviare gentilezze banali agli amici, auguri automatici per un compleanno, e ci capita di litigare con perfetti sconosciuti che insultano nei commenti per divertimento. La maggioranza delle persone non è infastidita da tutta questa superficialità, anzi, se ne nutre senza sosta e contribuisce ad aumentarla. Ogni giorno i dati nel web aumentano, foto e commenti scadono più rapidamente del latte, e per qualcuno questi file diventano identità, il profilo diventa un essere immortale che sopravvive anche alla nostra morte.
 
Oggi ci sembra di accedere a tutto il sapere del mondo grazie a internet, di essere protagonisti della nostra cerchia, di poter raggiungere tutti ad ogni istante. Il web è come una sfera, il cui centro è ovunque, e la circonferenza è in nessun luogo. Forse è proprio così che devono andare le cose, ma questo non ci rende migliori. Ci aspettiamo sempre di più dalla tecnologia e sempre meno dalle persone, diventiamo con il tempo sempre più cinici individualisti... però sociali. Forse serve del tempo per riconoscere i comportamenti sbagliati, la comunicazione viziata. In futuro forse inizieremo a sostituire 2 ore di chat con un incontro di persona, e torneremo all'equilibrio. Ma per il momento siamo in fase di esuberanza tecnologica e nessuno vuole rinunciare a tutte le meraviglie che il progresso ci mette in mano, anche se questo significa diventare frenetici e non conoscere più il significato del silenzio, della distanza e dell'attesa, il piacere di una vita lenta, una lettura, una meditazione.
 
Mercoledì 14 Giugno 2017
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