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Progresso e regresso nella comunicazione di oggi

Mi è capitato di leggere questa bella frase:
La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito, la scrittura lo rende esatto.
Francesco Bacone
Subito ho pensato di mandarla a tutti gli "inesatti" che conosco, persone riluttanti a scrivere. Mi capitano perfetti sconosciuti che chiedono preventivi in 5 parole: "Vorrei un sito, quanto costa?", ai quali replico con altrettante parole: "Costano tanto o poco, dipende!". Poi c'è chi mi conosce, ma per qualche motivo manda email vuote con in allegato solo un'immagine, e da quella devo dedurre tutto il resto. Spesso ci riesco, ma talvolta devo usare la chiaroveggenza.

Nel 2017 esistono più computer, telefoni, e strumenti per la scrittura, che abitanti sul pianeta, ma quasi nessuno ha voglia di scrivere!!!
Chi è privo di argomenti e non sa scrivere un paragrafo, nemmeno si rende conto della sua situazione, ha anche la faccia tosta di chiedere un sito, magari un blog, e Facebook con tanti followers, e vuole comparire per primo in Google.

Poi ho pensato all'intera frase. Per scrivere bisogna probabilmente anche leggere e conversare, serve allenamento mentale. Tutto diventa chiaro, perché in questo mondo è possibile campare senza fare né l'una né l'altra cosa. Si possono raggiungere traguardi notevoli anche in completa ignoranza, immersi nell'azione quotidiana, esperti del proprio foglio Excel, e totali capre in tutto il resto. Siamo settoriali. Ci consideriamo tutti piccoli ingranaggi di un grande meccanismo sociale, ognuno perfettamente a proprio agio nei propri limiti cognitivi. Anche i cartoni animati ci hanno educato che l'unione fa la forza: un ingenuo e debole protagonista può essere un eroe quando è aiutato da altri idioti come lui, basta avere tanta buona volontà, coraggio, e saper fare bene una singola cosa. Invece il genio rinascimentale, l'eclettico, l'artista scienziato, il superuomo, è qualcosa del passato (o il nemico nei cartoni animati), e oggi non è collocabile nella nostra società.

Le letture libere sono per i giovani, forse in quel periodo della vita abbiamo alcune aspirazioni, poi la società ci presenta le regole da seguire: impariamo che è frivolo e sconveniente perdere tempo su libri che non siano i manuali tecnici. E' più proficuo dedicarsi al lavoro, o far lavorare gli altri, e nel tempo libero è meglio oziare, mangiare e bere, oppure correre come criceti per mandare via i rotoli di grasso, o viaggiare lontano per tornare al punto di partenza, o passare "quality time" con qualcuno.
Chi si isola con un libro invece di socializzare è un sociopatico, un sognatore sconnesso dalla realtà, un fannullone che non si dedica seriamente al lavoro, un rammollito che non fa sport, un provinciale che non si muove da casa. Tutto l'opposto dell'ideale positivo moderno.

L'esperienza ci insegna che è sconveniente anche conversare. Quando incontriamo qualcuno dobbiamo tenere per noi le idee che vanno contro il "senso comune", è rischioso discutere di argomenti polemici o noiosi, perché a nessuno piace perdere il buon umore. E' consuetudine parlare di stupidaggini politically correct, aneddoti ridicoli, o tacere del tutto. Le battaglie verbali sono appannaggio di chi fa il politico di professione, tutti gli altri non infilano euro in tasca fiatando di cose che non competono loro. L'uomo comune impara a rimanere nel proprio ruolo, protetto dall'anonimato, timoroso del giudizio sociale.

Quindi, leggendo zero, parlando zero, si completa lo scenario scrivendo zero. Fra poco non si scrive neanche la nota della spesa perché ci pensa il frigo Smart. Quindi cosa resta? La chat!! Una tavoletta luminosa che ci permette di infilare qualche parola precompilata in mezzo a file di emoticons. Questa meraviglia della tecnologia è come il cibo di conforto: una droga tossica per la nostra psiche.
La chat ci da l'illusione di essere sempre vicini tenendoci comodamente lontani, ci abitua a non affrontare verbalmente le persone, e a filtrare ogni percezione ed espressione via caratteri alfanumerici. Ci fa funzionare al contrario: invece di provare le emozioni cerchiamo di indurle negli altri attraverso rappresentazioni grafiche. Ci illudiamo che un pugno di emoticons possa impressionare il nostro destinatario, ma questo lo è quanto noi... cioè zero.

Anche nei commenti dei social network i testi sono brevi, storpiati, pieni di errori, e la nostra mente si abitua a tollerare l'ignoranza, a non formulare pensieri lunghi e complessi, a non verificare quello che leggiamo, a non dare importanza alle cose, a commentare in modo compulsivo seguendo l'impressione del momento. Ci limitiamo a inviare gentilezze banali agli amici, complimenti per la foto caricata, auguri automatici per un compleanno, e ci capita di litigare con anonimi sconosciuti che fanno i troll per divertimento. La maggioranza delle persone non è infastidita da tutta questa superficialità, anzi, contribuisce a generarla e nutrirsene senza sosta. Ogni giorno resetta le chiacchiere di quello precedente e i dati nel web aumentano, per qualcuno questi file diventano identità, il profilo diventa un essere immortale che sopravvive anche al nostro annientamento biologico.
La dipendenza da social network è un comportamento che inizia come passatempo, diventa cattiva abitudine, e poi si trasforma in modo di esprimerci e considerare la realtà. Nessuno sembra pensare davvero al tempo sprecato.
 
Oggi ci sembra di accedere a tutto il sapere del mondo grazie a internet, e di essere protagonisti della nostra cerchia, di poter raggiungere tutti con poke di qua e poke di la. Il web è come una sfera, il cui centro è ovunque, e la circonferenza è in nessun luogo. Forse è proprio così che devono andare le cose, ma questo non ci rende migliori. Non serve abitare in un frutteto se nessuno mangia la frutta, per pigrizia è più facile che diventiamo maiali che si rotolano nel fango in cerca dello sterco dei vicini. Questa immondizia collettiva viene chiamata "socializzazione", ma chi vogliamo prendere in giro? Ci aspettiamo sempre di più dalla tecnologia e sempre meno dalle persone, siamo un branco di cinici individualisti sociali. Forse serve tempo affinché nel senso comune si inizino a riconoscere i comportamenti sbagliati, la comunicazione viziata. In futuro forse inizieremo a sostituire 2 ore di chat con un incontro di persona, e torneremo all'equilibrio. Ma per il momento siamo in fase di "esuberanza tecnologica", i profeti di sventure vengono derisi e presi a sassate.
 
Vedo dei segnali di riscossa ogni tanto (come il libro Alone Together di Sherry Turkle), però lo stile di vita della massa resta aderente alla bulimia mediatica. Non conosciamo più il significato del silenzio, della distanza e dell'attesa, quei valori che la volpe e il piccolo principe avevano compreso. Così, da una settimana ho attivato anch'io Whatsapp, ho tenuto duro per anni, ho sopportato gli sguardi stupefatti dei colleghi e amici che non hanno mai compreso la mia avversione per i social network e la mia assenza in Facebook, ma alla fine ho ceduto alla tirannia sociale come Winston Smith in 1984. Ho dovuto farlo perché è diventato impossibile lavorare, la gente ha smesso di inviare e leggere email perché guarda solo Whatsapp. Benvenuti nel nuovo millennio, siamo tutti liberamente obbligati a conformarci, e poi abbiamo il coraggio di parlare di libertà. L'unica cosa che abbiamo davvero è la democrazia, quella vera, cioè il popolo che opprime il popolo in nome del popolo.
 
Mercoledì 14 Giugno 2017
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